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Le rivoluzioni copernicane della mediazione familiare

Le rivoluzioni copernicane della mediazione familiare

Lo strumento della mediazione familiare ha apportato quelle che potremmo definire delle vere e proprie rivoluzioni copernicane nell’ambito del diritto e della psicologia della famiglia in merito al processo separativo.

Innanzitutto, a differenza di quanto accade nella via legale, sono i genitori a presentare al giudice i termini e le condizioni della ri-organizzazione della propria famiglia e non viceversa. L’assunto di base è che non esistano persone più esperte e che conoscano meglio i propri figli che i genitori stessi: come mai un giudice che non sa quasi nulla su quella specifica famiglia dovrebbe sapere meglio degli ex-partner qual è il suo bene? Assistiamo qui a una ripresa della delega decisionale, del potere e della responsabilità su se stessi e sui propri figli che le coppie che si separano attraverso la via tradizionale fanno al sistema giuridico.

Inoltre, le disposizioni del giudice di solito sono standard: è la logica del one-size-fits-all ovvero della taglia unica che deve andare bene a tutti. La logica della mediazione è quella dell’abito su misura cucito addosso a chi dovrà poi indossarlo ogni giorno: gli accordi variano da famiglia a famiglia.

Nel contesto di mediazione familiare, gli ex-partner sono messi a confronto con uno degli apparenti paradossi intrinseci alla vicenda separativa e allo strumento della mediazione: i genitori sono chiamati a esercitare la cogenitorialità nella separazione coniugale ovvero a essere uniti sul piano genitoriale ma contemporaneamente divisi su quello coniugale. Essi non sono più partner ma saranno per sempre genitori degli stessi figli chiamati a esercitare in modo condiviso la loro responsabilità genitoriale.

Inoltre, pur essendo fisicamente assenti nella stanza di mediazione, i figli sono i più presenti psicologicamente e mentalmente durante l’intero percorso, innanzitutto nella mente del mediatore: la loro salute emotiva, fisica e relazionale è fulcro di ogni intervento e lo scopo di qualsiasi decisione. A differenza di quello che può essere il pensare comune che si rispecchia nel linguaggio corrente, nella mediazione al centro dell’attenzione sono i figli con i loro diritti e i loro interessi piuttosto che l’adulto: ecco quindi che è diritto dei minori di frequentare con una certa regolarità il genitore non convivente e non il diritto di quel genitore a “vedere” i figli a essere fatto rispettare, e ancora è diritto della prole ad avere accesso alle proprie origini attraverso la frequentazione con entrambe le famiglie di origine dei genitori e non diritto dei nonni a “vedere” i nipoti che è al centro.

Quando una relazione finisce, può essere forte il sentire, si solito in modo particolare in uno degli ex-partner, che tutto ciò che c’è stato prima della separazione sia stato negativo, che l’altro è una persona pessima, senza pregi, senza qualità, che la storia d’amore sia stata un’illusione. Soprattutto durante le prime fasi del percorso di mediazione familiare, ci si occupa del passato, della storia di coppia e genitoriale anche in termini di risorse da attivare o riattivare, da spendere nel qui ed ora della relazione con l’ex-partner e con i figli, ad esempio, attingendo alla fiducia nelle capacità genitoriali dell’altro genitore che possono essere state completamente perse di vista a causa delle vicende separative. Ecco dunque che da ostacolo, limite, vincolo, il passato può essere percepito come preziosa risorsa da mettere al servizio per il presente e il futuro della propria famiglia.

Infine, se le disposizioni del giudice possono essere esperite solo dopo che egli si sia pronunciato e per cambiarle occorre rimettere in moto l’elefantiaca macchina della via legale attraverso un ricorso con un dispendio di tempo, denaro ed energie non indifferente, in mediazione gli accordi non solo vengono presi da entrambi i genitori, ma vengono sperimentati nel tempo che intercorre tra un incontro e l’altro, prima che essi stessi decidano di consolidarli. Se l’organizzazione prevista in linea teorica in stanza di mediazione non dovesse andare bene, si può cambiare in itinere a favore di una più funzionale e soddisfacente.

La mia esperienza in mediazione familiare

Dopo aver seguito il corso per diventare mediatore familiare presso l’Istituto di Ricerca in Mediazione Familiare (IRMeF) di Roma, dal settembre 2009 al settembre 2010 ho frequentato il Servizio di Mediazione Familiare del Centro per le Famiglie Villa Lais di Roma e dal novembre 2015 frequento la Sezione di Mediazione Familiare dell’Università Sapienza di Roma.

Bibliografia
  • Ardone, R., Chiarolanza, C. (2007). Le relazioni affettive. I sentimenti nel conflitto e nella mediazione. Bologna: Il Mulino.
  • Ardone, R., Lucardi, M. (2005). La mediazione familiare. Sviluppi, prospettive, applicazioni. Roma: Kappa.
  • Barone, E. (2007). Figli condivisi. La psicologia dello sviluppo nella mediazione familiare. Roma: Edizioni Universitarie Romane.
  • Bogliolo, C., Bacherini, A. M. (2010). Manuale di mediazione familiare. Proteggere i figli nella separazione. Milano: Franco Angeli.
  • Cagnazzo, A. (2012). (A cura di). Manuale di mediazione familiare. Torino: UTET GIURIDICA.

Dott.ssa Mariangela Fiorelli
Psicologa Psicoterapeuta a Caserta (CE)

Dott.ssa Mariangela Fiorelli

Psicologa Psicoterapeuta

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